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Invito al dialogo, in difesa del pensiero critico

Un invito al dialogo per chi, nella notte, ha posizionato uno striscione e manifestini all'esterno della nostra scuola

Utente ISIS Magrini Marchetti

da Isis Magrini Marchetti

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Nella notte fra il 20 e il 21 maggio, mani ignote a firma Blocco Studentesco, hanno posizionato uno striscione e hanno affisso una serie di manifestini all’esterno della nostra scuola; tra le righe del proclama abbiamo letto una richiesta di dialogo che la nostra scuola, in quanto libera, inclusiva e, ovviamente, antifascista, non poteva lasciare cadere nell’oblio.

“Cari e Care”…cominciava così la replica di Pier Paolo Pasolini agli studenti romani coinvolti nelle proteste studentesche del ’68. Altri tempi, direte voi. Vero. Ma è pur sempre un inizio. E dunque “Cari e Care”, che l’altra notte, protetti dal buio, quasi ve ne vergognaste, o temeste qualcosa, avete lasciato uno striscione e millanta volantini davanti alla nostra Scuola, affinché trovassimo traccia del vostro passaggio il mattino dopo, alla luce del sole. Quando ormai voi non c’eravate più, va da sé, per poter intavolare un confronto civile, nel quale ci ostiniamo a credere. Dopotutto l’immagine che correda il vostro testo è significativamente a volto coperto.

Noi, qui, a Scuola, abbiamo invece la presunzione di credere che esprimere le proprie idee a viso aperto, alla luce del sole, sia atteggiamento nobile, lontano da ogni codardia. Per questo, leggendo quello che ci avete lasciato, cogliamo l’opportunità per invitarvi a un dibattito davanti ai nostri studenti. Nelle ore del mattino. E senza velami. Noi siamo abituati così, ed è così che educhiamo le nostre ragazze e i nostri ragazzi. La coerenza, dopotutto, è matrice di democrazia, e la democrazia non esiste se manca la dignità.

Usate immagini tratte da una retorica un po’ retrò, come “campo di battaglia”, “trincea”, “amore per la patria” (preferiamo di gran lunga l’amore per l’Umanità!). Non vi chiederemo un sacrificio tanto grande, aborrendo noi, come da magistero costituzionale, la guerra e ogni sua manifestazione. Ci limitiamo ad aprire la nostra Aula Magna. Invocate il confronto e deprecate i pregiudizi, dite. Eccoci! Non sottraetevi, non siate pregiudizievoli. Verrete? Vi accogliamo con anima scodinzolante, proprio in nome di quella libertà assoluta di cui voi vi fate eroici banditori.

Quella che le nostre madri e i nostri padri hanno guadagnato anche per noi, anche per voi, sulle ceneri di un regime che la negava. Fate un cenno. Basta alzare la mano. Come si fa in aula, però, per chiedere la parola. Senza pretendere di conferire troppa rigidità al braccio…